Benedetta Tv – Chi l’ha visto?: un lungo successo che parla alla parte peggiore di noi stessi

Il mercoledì sera da 35 anni su Rai 3 va in onda un programma che ha contribuito a cambiare la storia della televisione più di quanto siamo abituati a pensare. Chi l’Ha Visto? ha modificato sostanzialmente il rapporto tra pubblico e tv. Dopo tutti questi anni, continua ad avere un seguito notevole, per cui gli altri canali sanno che il mercoledì almeno un 10% di ascolti è ad appannaggio della trasmissione. Anche ieri sera ha totalizzato il 12.3% risultando il secondo programma più seguito dopo Lo Show Dei Record su Canale5
L’idea di partenza è molto semplice: presentare casi di persone scomparse e chiedere l’aiuto degli spettatori per provare a ritrovarle. Questo scatena dinamiche non proprio virtuose. Fa leva sul malcelato desiderio di protagonismo che c’è in ciascuno. Sulla voglia di essere l’elemento fondamentale che aiuti a risolvere un caso. È un po’ anche la rivincita delle persone che spiano da dietro le finestre la vita degli altri. L’esaltazione del voyeurismo che abbiamo un po’ tutti e di cui, forse, ci vergogniamo.

Federica Sciarelli e l’allargamento ai casi di cronaca irrisolti
Da vent’anni, ormai, la guida del programma è saldamente nelle mani di Federica Sciarelli, ex volto di punta del TG3. Il suo arrivo è coinciso con l’allargamento dei casi trattati dalle semplici scomparse ai fatti di cronaca più celebri. Misteri irrisolti come quello di Emanuela Orlandi o Simonetta Cesaroni, ma anche storie legate alla Banda della Magliana o la ricerca di superlatitanti come Bernardo Provenzano e Matteo Messina Denaro. Anche questa scelta ha generato un nuovo interesse per questo genere di argomenti. Basti pensare che alcuni autori e collaboratori di Chi l’Ha Visto? hanno lasciato il programma per dare vita a Quarto Grado. Su questi temi la peculiarità di Chi l’Ha Visto? è quella di chiedere comunque il contributo del pubblico a casa, con la formula «Se qualcuno sa qualcosa e non l’ha mai detto è il momento di farlo».

Fare spettacolo con l’ansia e il dolore della perdita
Sciarelli sa benissimo che la ragione del successo del programma è questo doppio meccanismo di identificazione del pubblico. Il Voyeurismo da una parte e dall’altra l’illusione di sentirsi detective o criminologi in grado di risolvere un caso su cui stanno indagando da anni le forze dell’ordine. Così evita di sottolineare alcuni aspetti evidenti, che però potrebbero mettere in crisi il desiderio di partecipazione del pubblico. Mi spiego con due esempi presi dalla trasmissione di ieri sera.
Nel primo un signore lamentava la “scomparsa” della moglie andatasene di casa da poco più di un mese. Dal racconto stesso è emerso che, con tutta probabilità, la donna se ne è andata per libera scelta dato che il marito, per sua stessa dichiarazione, è stato molto geloso e possessivo nei suoi confronti. Sciarelli ha sottolineato «Io le faccio fare l’appello per sua moglie, ma lei non deve comportarsi più così. Le donne hanno diritto di essere libere» Ma allora non era meglio non collegarsi affatto e lasciare che la vita facesse il suo corso?
La seconda storia riguardava un 92enne della provincia di Ascoli Piceno che da ieri mattina non ha più fatto rientro a casa dopo che era uscito per recarsi in auto a trovare la moglie ricoverata nell’ospedale di Fermo. Al telefono il figlio che dopo essersi rivolto ai Carabinieri chiedeva l’aiuto del programma per ritrovare il padre. L’uomo ha fornito la targa del veicolo, che presentava ancora la sigla della provincia. Il mezzo dunque risale a più di trent’anni fa dato che dal gennaio del 1994 le targhe delle automobili prevedono il formato con lettere e numeri. Nessun accenno da parte della conduttrice sul fatto che avere 92 anni a bordo di un mezzo vecchio di 30 sia una condizione quanto meno discutibile. Certo probabilmente avrebbe scoraggiato altre persone a rivolgersi a Chi l’Ha Visto? sentendosi giudicati su comportamenti non proprio corretti. Ma il farlo non scongiurerebbe maggiormente che una cosa del genere possa accadere di nuovo?
Sull’ansia, la preoccupazione e il dolore che possa provare una persona coinvolta nella scomparsa, o ancor peggio nella morte di una persona cara nessuno ha il diritto di giudicare. Ma anche il farle diventare spettacolo cercando di rendere protagonista il pubblico non è che sia un atteggiamento così ammirevole. Forse ci fa credere di compiere un’opera buona che ci riscatti dalle nostre miserie quotidiane, ma siamo sicuri che ci renda davvero migliori?