Benedetta Tv – La notte degli Oscar su Rai 1: Alberto Matano con i saccenti cinefili sciupano la serata

Benedetta Tv

La fiction di Rai 1 Imma Tataranni – Sostituto Procuratore guadagna ancora qualche punto di share e arriva al 23.8% con 4 milioni e 300mila telespettatori. Tradimento su Canale 5 non va oltre il 13%. Il podio della serata è completato dalle Iene, che totalizza il 10.7%.

Il pezzo forte della programmazione di ieri però era la diretta di Rai 1 della cerimonia per l’assegnazione degli Oscar giunta alla 97ª edizione. Per anni la copertura della manifestazione è stata nelle mani di Sky. Il ritorno sulla rete ammiraglia del servizio pubblico è stato affidato ad Alberto Matano. La diretta è terminata alle 4.50 del mattino. Gli ascolti in nostro possesso si riferiscono a quanto andato in onda fino alle 2. Ha ottenuto il 10.8%, un buon risultato. Il contenuto del programma, però, ha lasciato molto a desiderare cerchiamo di capire perché

Un mucchio di esperti con l’ansia da prestazione

Per commentare lo show più atteso dell’anno Matano si è circondato di un folto gruppo di cinefili. Li cito così, alla rinfusa per dovere di cronaca più che altro. Giovanna Botteri, Paola Jacobbi, Mattia Carzaniga, Paolo Mereghetti, Piera Detassis, Laura Delli Colli, Federico Pontiggia e Paolo Sommaruga. Era davvero necessario avere tutta ‘sta gente intorno al tavolo? Anche perché il risultato è stato che quasi sempre si sono sovrapposti l’un l’altro, ossessionati dal fare la battuta più arguta e intelligente senza, per altro, mai riuscirci.

Così come non sono stati in grado di imbroccare neppure una vittoria, forse stabilisce un record. Questa ansia di affermazione non gli ha permesso di rendersi conto di alcune cose accadute sul palco del Dolby Theatre. La mancanza più grave del gruppo radunato da Rai 1è stata quella di avere trasformato il commento alla Notte degli Oscar in un chiacchiericcio da “compagni di merenda” dando per scontato che il pubblico sapesse perfettamente di cosa si stesse parlando. A nessuno è venuto in mente, neppure semplicemente, di raccontare le trame dei film in lizza per i premi. Erano molto più preoccupati di rivelare inutili retroscena produttivi interessanti solo per addetti ai lavori e forse neanche per loro.

Un’edizione sotto tono? Direi proprio di no, ma bisogna saperlo cogliere

Il pregiudizio che aleggiava quest’anno è stato quello che sarebbe stata un’edizione molto edulcorata, senza prese di posizione politiche nei confronti dell’amministrazione Trump nel nuovo clima di restaurazione che si respira negli Stati Uniti. Si è cercato di riportare a questa lettura qualunque decisione dell’Academy e della gestione dello spettacolo. Questo atteggiamento non ha permesso di riconoscere le molte critiche che invece si sono succedute durante lo show.

Matano e i suoi sodali hanno ripetuto spesso che «la realtà sociale è la grande assente» e questo si riverbera nei commenti presenti questa mattina sui maggiori quotidiani fino a fare assurdi paragoni tra Conan O’Brien e Carlo Conti come “normalizzatori” (ma provare a esercitare un po’ il senso critico in autonomia pare brutto?).

Matano che presenta la Notte degli Oscar
Matano che presenta la Notte degli Oscar – www.7colli.it

Le battute non notate

Depistati da questo pregiudizio nessuno si è accorto che la gag iniziale con Adam Sandler cacciato dalla platea perché era vestito in felpa e pantaloncini era un chiaro riferimento al bullismo di cui è stato vittima Vladimir Zelensky nello Studio Ovale. Conan O’Brien ad un certo punto commentando il successo che Anora stava riscuotendo (ben cinque statuette tra cui miglior film, regia e attrice protagonista) ha detto. «probabilmente gli americani sono contenti di vedere qualcuno che è in grado di tenere testa ai russi». La battuta non viene neppure notata dai nostri commentatori.

L’attenzione e l’entusiasmo dimostrato durante lo spettacolo per Wicked (due oscar e la serata è cominciata con un’esibizione delle due protagoniste Ariana Grande e Cinthia Erivo) è stato letto come l’ennesima favola americana di sapore disneyano. Il film, invece, è una grande allegoria del potere, del razzismo e dell’inclusività. Nella figura del re del regno di Oz che si rivela un cialtrone senza arte ne parte in molti hanno riconosciuto una caricatura di Donald Trump.

I vincitori dell’Oscar per il miglior documentario No Other Land, che denuncia i soprusi del governo israeliano sui palestinesi, hanno apertamente accusato l’amministrazione americana di lavorare contro una soluzione che rispetti i diritti di due stati che possono convivere. Ma anche questa affermazione non è stata colta dallo studio. Cosa si aspettavano che qualcuno stracciasse in diretta la foto di Trump o Musk? Torna in mente una frase proverbiale resa celebre da Stefano Ricucci e che cominciava così: “facile fa’ i…” Oggi non si può più pronunciare ma il senso resta intatto.