Benedetta Tv – Piero Chiambretti: da portalettere a barcarolo. Gabriele Corsi si impegna, ma non basta

Niente sorprese nella serata di ieri. Belcanto fa vincere a Rai 1 la sfida degli ascolti senza strafare (20.2%). Il Grande Fratello continua a galleggiare su Canale 5 con il 16.7% di share. Una piccola nota un po’ perfida. L’ultimo segmento del programma con la diretta della casa senza conduzione ha fatto il 18.9%. Io una qualche riflessione la farei.
Su Rai 2 99 da Battere si conferma solido con il 6.8%. Nicola Porro, Massimo Giletti e Corrado Augias si spartiscono equamente il pubblico interessato all’approfondimento e raggiungono il 5%. Le cose più interessanti sono avvenute nella fascia preserale con due debutti/ritorni eccellenti: Piero Chiambretti su Rai 3 e Gabriele Corsi sul Nove.

Finché la Barca Va su Rai 3. La forza irriverente di Pierino la “peste” non c’è più
È proprio vero che si nasce incendiari e si muore pompieri. Piero Chiambretti con una nuova rubrica quotidiana Finché la Barca Va prende il posto, su Rai 3, di Via dei Matti N° 0. Prova così a ripercorrere la strada di uno dei programmi che hanno costruito il successo del suo personaggio: Il Portalettere. Con la scusa di consegnare la mitica “Cartolina” di Andrea Barbato al destinatario il comico torinese improvvisava interviste irriverenti e ironiche ai maggiori personaggi della politica o della società civile italiana. In Finché la Barca Va l’ospite, invece, è invitato su un barcone che risale un tratto di Tevere, da Trastevere a Castel Sant’Angelo. Durante il tragitto viene intervistato da Chiambretti su temi di attualità e politica. Il primo a sottoporsi al trattamento è stato l’Arcivescovo Vincenzo Paglia, consigliere spirituale della comunità Sant’Egidio.
L’intervista di irriverente o quantomeno sfrontato ha mostrato poco o niente. Una delle personalità più illuminate e meno integraliste della Chiesa Cattolica si è espresso su temi, per carità, molto importanti, dalla situazione internazionale alla paura della morte. Ma se al posto di Chiambretti ci fosse stato che so Giovanni Floris, non ci sarebbe stata alcuna differenza. La “zampata” più forte del conduttore è stata alla fine quando ha concluso «mi farò prete», ma è stata una battuta quasi in sottofondo con la barca ripresa dall’alto mentre scorrevano i titoli di coda. Il tempo passa per tutti, anche per Piero Chiambretti e tende a smussare le impertinenze e le spigolosità dei temperamenti. Forse è giusto così.

Torna Don’t Forget The Lyrics, ma fa peggio di Conticini e anche di Amadeus
Nell’access prime time del Nove, Gabriele Corsi ha preso il posto di Paolo Conticini e del suo Cash or Trash. Il programma di aste di oggetti vintage aveva stabilizzato l’ascolto per quella fascia della rete attorno al 3%. Il ritorno della settima stagione di Don’t Forget the Lyrics ha fatto registrare un misero 1.8% riportando la rete al livello del fallimentare tentativo di Amadeus con Chissà Chi è. Il programma è una delle tante “costole” di Furore. Da Sarabanda a Name That Tune il format di Rai 2 a cavallo del secolo è stato saccheggiato. Le varie parti che lo componevano sono state isolate e trasformate in altrettanti programmi.
Detto questo, credo che il problema più grande di Dont’t Forget the Lyrics risieda nella figura del conduttore. Gabriele Corsi, nonostante l’esposizione che l’ultima edizione di PrimaFestival gli ha garantito, quando è da solo non funziona. L’ex Trio Medusa è l’esatto contrario di Stefano De Martino. La simpatia non è il suo forte. I concorrenti appaiono sempre un po’ in soggezione, e i suoi tentativi di metterli a loro agio sortiscono l’effetto opposto. Purtroppo l’empatia e la leggerezza non sono talenti che si possano imparare. Corsi ci prova, si applica ma risulta sempre troppo aggressivo. Ieri sera ad un certo punto si è rivolto al pubblico che in piedi (come a Furore) seguiva le esibizioni muovendosi a tempo di musica. «Cosa state facendo?» ha esordito con un tono per cui le persone si sono immediatamente bloccate. Corsi ha continuato «volevo dirvi che mi sembravate stranamente coordinati». Dunque voleva essere un complimento, ma l’effetto è stato diametralmente opposto. Tutti vorrebbero essere Maradona, ma se hai i piedi di Gattuso più del mediano non puoi fare.
