Emanuela Orlandi e Mirella Gregori: 40 anni dopo prova a fare luce una commissione d’inchiesta

Le sparizioni nel nulla di Mirella Gregori a maggio 1983 e di Emanuela Orlandi circa un mese dopo, fanno parte dei misteri che il nostro Paese non è mai riuscito a risolvere. Guai però ad arrendersi. Per questo è arrivato, con un voto unanime alla proposta di legge che istituisce la Commissione bicamerale d’inchiesta con l’obiettivo di fare luce, a 40 anni di distanza, sulla scomparsa delle due ragazze.
Con il voto più unico che raro di 245 sì su altrettanti votanti, ora il testo passa a Palazzo Madama che sarà chiamata ad esprimersi sulla commissione su Mirella Gregori ed Emanuela Orlandi. In esclusiva per Tag24 il fratello di Emanuela, Pietro Orlandi, ha raccontato l’emozione vissuta in mattinata e ha svelato cosa si aspetta adesso: “Siamo molto soddisfatti, mi ha fatto piacere ovviamente la votazione favorevole all’unanimità. Sono stato felice, essendo in Aula, di sentire le relazioni dei Deputati che hanno parlato senza distinzione di schieramento politico analizzando in maniera sincera ciò che ci è successo. La volontà è quella di fare chiarezza su tutte quelle anomalie a cui abbiamo assistito in questi 40 anni. Ho notato una grande vicinanza da parte delle Istituzioni, come mai era accaduto prima. Ho sentito l’affetto vero in quel lungo applauso che tutta l’Aula ha rivolto noi. È stato davvero commovente”. Un mistero vero e proprio che avrebbe coinvolto personaggi importanti, dal Vaticano alla Banda della Magliana, motivo per il quale, secondo Pietro, tanti testimoni avrebbero evitato di parlare in questi anni: “Alcuni dei colpevoli forse non ci sono più – ha detto – ma questo non significa che non si debba arrivare a capire chi è stato. Io considero colpevoli anche tutti coloro che sono a conoscenza di qualcosa e hanno evitato di parlare e di aiutarci in tutti questi anni”. “Abbiamo fatto numerose istanze per essere ascoltati dai promotori di giustizia in Vaticano. Siamo in possesso di nuovi elementi che abbiamo raccolto da soli, dall’archiviazione del 2016 ad oggi, ma non ci hanno mai voluto ascoltare. Il 9 gennaio – ha continuato Pietro – hanno aperto un’inchiesta interna al Vaticano e noi il 10, tramite avvocati, abbiamo fatto richiesta di essere ascoltati. Sono passati due mesi e mezzo e per ora abbiamo ricevuto solo silenzio assoluto. In mano abbiamo prove interessanti, degli screenshot che coinvolgono persone vicine a papa Francesco e volevamo almeno poter comunicare i nomi così da avere la loro versione dei fatti, ma niente, non vogliono sapere”.
