Il «Fantasma dell’Opera»: il Teatro di Roma rischia di finire al verde

Costi di produzione e del personale in aumento e riduzione della liquidità: il sindaco Gualtieri non dorme sonni tranquilli
Se si dovesse giocare un po’ con una citazione famosa, si potrebbe parafrasare l’opera pucciniana: «Nessun dorma (sogni tranquilli)».

Sì perché la gestione finanziaria della Fondazione Teatro dell’Opera di Roma, il cui Comitato di Indirizzo è presieduto dal Sindaco Roberto Gualtieri, mostra alcune problematiche significative che richiedono un’attenta riflessione e interventi mirati, come già emerso in un dossier della Corte dei Conti che il nostro giornale ha avuto modo di leggere. Sebbene il bilancio consuntivo 2023 abbia registrato formalmente un utile, un’analisi più approfondita rivela una serie di criticità strutturali che potrebbero compromettere la stabilità futura dell’ente.
Aumentano i costi di produzione
In primo luogo, emergono evidenti preoccupazioni relative all’espansione incontrollata dei costi di produzione, aumentati complessivamente del 10,2% rispetto al 2022. In particolare, i costi per servizi hanno subito un incremento significativo del 19,1%, mentre quelli per il godimento di beni di terzi sono cresciuti addirittura dell’82,4%. Questi incrementi, largamente attribuibili alle tournée internazionali, pur contribuendo al prestigio del Teatro, generano dubbi circa la sostenibilità economico-finanziaria delle attività più impegnative sotto il profilo logistico e finanziario.
Il boom del personale
Un ulteriore aspetto critico riguarda l’aumento costante delle spese per il personale, cresciute del 3,5% rispetto al 2022, passando da 33,57 a 34,73 milioni di euro. Sebbene questo incremento sia dovuto principalmente all’adeguamento della dotazione organica, pone importanti interrogativi sulla capacità della Fondazione di gestire tale crescita dei costi senza compromettere la stabilità economica e finanziaria nel lungo periodo.
Casse a secco
Particolarmente preoccupante appare la forte riduzione delle disponibilità liquide, che sono diminuite drasticamente del 35%, passando da 3,99 milioni di euro nel 2022 a soli 2,59 milioni nel 2023. Questa situazione rappresenta una chiara minaccia alla capacità immediata della Fondazione di far fronte agli impegni finanziari quotidiani, creando potenziali difficoltà di cassa nel breve termine.
In calo anche i crediti
Un altro elemento che rafforza la percezione negativa della situazione finanziaria è il marcato calo dei crediti, ridotti di 5,9 milioni di euro rispetto all’anno precedente, pari a una contrazione del 46,8%. Questa situazione lascia intuire possibili difficoltà nella riscossione di entrate future, rischiando di accentuare ulteriormente le tensioni finanziarie già presenti.
Un bel teatro (ma pieno di debiti)
L’indebitamento totale rappresenta un altro elemento delicato. La Fondazione presenta un debito complessivo che ammonta a circa 27,8 milioni di euro, per il 72% costituito da finanziamenti statali a lungo termine. Questo dato pone significativi limiti alla libertà gestionale dell’ente, obbligandolo a destinare parte delle risorse future al servizio del debito, riducendo così le opportunità di investimento in nuove attività artistiche o gestionali.
Aumentano i rischi?
Da non sottovalutare, infine, è la rilevante crescita degli accantonamenti per rischi e oneri, aumentati dell’80%, da 1 milione a 1,8 milioni di euro. Questa scelta prudenziale segnala chiaramente un’accresciuta percezione del rischio legato a contenziosi giuslavoristici e passività potenziali, indicando una situazione di fragilità e incertezza interna all’ente.
Alla luce di quanto emerso, sarebbe necessario un rigoroso piano di contenimento dei costi e di rafforzamento della struttura finanziaria del Teatro. Solo attraverso misure correttive mirate e tempestive, infatti, sarà possibile garantire un futuro realmente sostenibile per questa storica e prestigiosa istituzione culturale romana.
1-continua