Il Governo accelera sui poteri speciali per Roma: promessa di rinascita o ennesimo bluff?

Più poteri a Roma, il Governo accelera. E in un clima politico sempre più acceso e carico di promesse ecco che si delineano anche le date per il disegno di legge costituzionale che assegnerà alla Capitale la possibilità di trasformare radicalmente il suo destino. Mentre il dibattito politico infiamma gli animi, il piano – presentato da esponenti di spicco come Roberto Calderoli, Elisabetta Casellati e Andrea De Priamo – si propone di rivoluzionare il modo in cui la città viene amministrata, spostandola verso una maggiore autonomia legislativa e gestionale, trasformando Roma in un ente autonomo, capace di legiferare su settori chiave come il turismo e la gestione dei rifiuti, distaccandosi così dalla Regione Lazio.
I tempi
Il disegno di legge costituzionale, destinato a sbloccare nuovi poteri per Roma, dovrebbe essere presentato al Consiglio dei Ministri entro due mesi, con l’obiettivo di approvarlo entro l’attuale legislatura. In sostanza, questo progetto mira a rendere il Comune di Roma un ente autonomo rispetto alla Regione Lazio su specifiche funzioni, offrendo così la possibilità di legiferare su settori finora preclusi.

La mossa, che non si limita a una semplice ridefinizione amministrativa, punta a dare alla città strumenti concreti per risolvere problemi atavici e consolidare un’immagine di rinnovamento e innovazione. Se attuata, Roma potrà esercitare un’autonomia legislativa mirata. Il Comune potrebbe intervenire direttamente su questioni cruciali, dall’organizzazione dei flussi turistici alla regolamentazione degli affitti brevi, fino alla gestione delle risorse idriche del Tevere. Ma settori come la sanità rimarrebbero sotto la competenza regionale.
Città dei 15 minuti: promessa mancata
Una delle promesse più ambiziose del sindaco Roberto Gualtieri, fatta già in campagna elettorale, è la realizzazione della “Città dei 15 minuti”. L’idea è quella di far sì che ogni cittadino possa raggiungere, a piedi o in bicicletta, tutti i servizi essenziali in un tempo massimo di 15 minuti. Ma a metà del suo mandato, questa visione appare molto lontana dalla realtà. Le periferie restano isolate, il trasporto pubblico è inefficiente e i cittadini continuano a confrontarsi con strade congestionate e servizi carenti.
Trasporti e rifiuti: due piaghe
Non è possibile parlare di Roma senza affrontare il tema dei trasporti e dei rifiuti. Con autobus soppressi, metropolitane spesso fuori servizio e una gestione finanziaria traballante, la mobilità urbana è diventata un incubo per i romani. L’azienda dei trasporti, spesso al centro delle critiche, fatica a garantire un servizio efficiente e puntuale. Le strade congestionate e le frequenti interruzioni del servizio alimentano il malcontento dei cittadini, già stanchi di ritardi e disservizi. La promessa di una città interconnessa e accessibile sembra svanire di fronte a ritardi cronici e infrastrutture obsolete.
Non va di certo meglio con i rifiuti. La città non brilla per pulizia. Nonostante le promesse di una città pulita, i cassonetti traboccanti e le discariche abusive continuano a deturpare strade e parchi, sia in centro che in periferia. Il tanto discusso e contestato termovalorizzatore rimane un progetto sulla carta, mentre i cittadini affrontano quotidianamente il degrado ambientale.
Autonomia panacea di tutti i mali?
Gualtieri, malgrado il disegno di legge arrivi dalla destra, sostiene che l’acquisizione di poteri speciali permetterebbe al Comune di intervenire efficacemente su diverse problematiche. Intanto i romani, stanchi di promesse politiche non mantenute e di una burocrazia spesso inetta, osservano con occhio critico ogni annuncio governativo, ben sapendo che l’autonomia legislativa – anche se dovesse arrivare – senza adeguati fondi rischia di trasformarsi in un’arma a doppio taglio.
E solo risultati concreti, come il miglioramento dei servizi pubblici e una migliore qualità della vita, potranno ristabilire un rapporto di fiducia tra cittadini e amministrazione, qualunque sia il colore.
Campagna elettorale
Il disegno di legge, se approvato, potrebbe rappresentare un tassello decisivo in vista delle elezioni per la scelta del nuovo sindaco di Roma, del 2027. Il centrodestra, ormai in piena sintonia, intende utilizzare il tema dei poteri per la Capitale come uno dei cardini della propria campagna elettorale. L’obiettivo è chiaro: presentare al prossimo sindaco una città in grado di governarsi da sola, con competenze estese e risorse economiche potenziate. La strategia politica punta a fare di Roma il simbolo di una riforma che, oltre a risolvere problemi storici, porterebbe anche un cambiamento nell’assetto politico ed economico della Capitale.
Sfida epocale o bluff?
La mossa del Governo si configura come una scommessa, un tentativo di dare a Roma strumenti nuovi per affrontare le sue vecchie e persistenti problematiche. L’idea di poteri speciali per la Capitale, innanzi tutto se portata a termine, poi se correttamente attuata, potrebbe segnare l’inizio di una renaissance amministrativa: una Roma che, grazie a una maggiore autonomia, possa finalmente dare risposte efficaci ai suoi cittadini e trasformarsi in un modello di governance urbana moderna. Ma bisogna ricordarsi che il percorso è insidioso e il rischio di cadere nuovamente nella retorica politica è sempre dietro l’angolo.
Il prossimo futuro di Roma dipenderà non solo dalla capacità del Governo di attuare questa riforma con decisione e chiarezza, ma anche dalla risposta concreta dell’amministrazione capitolina. Solo il tempo potrà dire se questi poteri speciali saranno il motore di un cambiamento reale o se rimarranno una promessa nel vento, destinata a scomparire come tante altre illusioni politiche.
In un momento storico in cui la fiducia nelle istituzioni è messa a dura prova, ogni iniziativa di riforma deve essere accompagnata da risultati tangibili. Adesso Roma, dopo anni di gestioni frammentate e di progetti lasciati in sospeso, ha l’occasione di riscrivere il proprio destino, a patto che la volontà politica si traduca in azioni concrete e condivise. In caso contrario, il rischio è che queste riforme si traducano in un ennesimo esercizio di retorica politica, lasciando irrisolti i veri problemi della città.