Per un pugno di terre…rare. Le miniere ucraine ed il loro sfruttamento alla base dello scontro Trump-Zelensky

Terre rare e Zelensky

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L’umiliante show Trump-Zelensky andato in onda in mondovisione nei giorni scorsi è il termometro della conseguenza della corsa all’approvvigionamento di quei materiali che ormai decidono il futuro dello sviluppo tecnologico nel mondo: le Rare Earth Elements. Le REE sono presenti nel telefonino, nelle batterie, nei microchip, questi 17 preziosi elementi naturali sono determinanti per l’industria bellica ed hi-tech e saranno sempre più oggetto di corsa alla ricerca dei paesi più industrializzati del Mondo.

Cosa sono, dove si trovano: il geologo Domenico Cammarano ci accompagna alla scoperta delle REE

Anche nel Lazio ci sono potenziali giacimenti di terre rare, ed a volte lo studio, la ricerca sul campo e l’individuazione di nuovi siti minerari sono segreti e non sempre in seno ad enti o aziende nazionali. Per capire meglio la nuova frontiera abbiamo fatto una chiacchierata con Domenico Cammarano, geologo di Cerveteri. Laureato a Roma con tesi quasi pionieristica sui quasi cristalli,il dott Cammarano è stato consulente scientifico per il CNR studiando i vulcani e le strutture tettoniche sottomarine del Mediterraneo.

Dott. Cammarano, cosa sono le terre rare?

“Le terre rare sono un gruppo di 17 elementi chimici che comprendono 15 metalli della famiglia delle lanthanidi (da Lanthanum a Lutetium) e due metalli non lanthanidi, il scandio e l’ittrio. Nonostante il nome, le terre rare non sono poi così rare, ma piuttosto difficili da estrarre in forma pura e concentrata”

Pare che il Lazio possa vantare qualche giacimento, ci conferma questa notizia?

“Le terre rare nel Lazio non sono ancora una risorsa mineraria sviluppata, ma ci sono segnali interessanti che potrebbero portare a una maggiore esplorazione. Tradizionalmente, l’Italia non è stata un grande produttore di questi materiali, ma la crescente domanda globale, soprattutto per tecnologie verdi come le auto elettriche e l’energia rinnovabile, ha reso queste risorse più rilevanti.

Quali sono le aree laziali più interessanti ?

“Un’area che merita attenzione è il distretto minerario di Viterbo, che storicamente è stato un luogo di estrazione mineraria. Poi c’è la regione vulcanica, quella ad esempio delle caldere che grazie alla sua particolare geologia, potrebbe nascondere elementi come il lantanio e il neodimio, che sono cruciali per la produzione di magneti per motori elettrici. Alcuni luoghi della Tuscia vi rientrano appieno.”

Ci può parlare delle tecniche di estrazione delle terre rare e della loro sostenibilità?

“Le tecniche di estrazione delle terre rare sono piuttosto complesse e con impatti ambientali significativi. L’estrazione delle terre rare avviene principalmente attraverso metodi di estrazione mineraria convenzionale, come l’uso di perforazioni e scavi per ottenere minerali ricchi di terre rare. Una volta estratti, questi minerali devono essere sottoposti a processi chimici per separare i singoli elementi, come il neodimio, il lantanio, il cerio e il praseodimio, attraverso metodi come la flottazione e la separazione a gravità. Tuttavia, questi processi possono essere molto inquinanti e richiedono grandi quantità di acqua e sostanze chimiche, il che può portare alla contaminazione delle acque e a danni ai terreni circostanti”

Qual è il ruolo delle terre rare nell’industria e quali potrebbero essere le possibilità di sviluppo per l’industria nel Lazio ?

“Le terre rare sono diventate fondamentali per una vasta gamma di industrie moderne, grazie alle loro proprietà uniche, come la capacità di generare forti campi magnetici, condurre elettricità e riscaldarsi rapidamente. Questi elementi sono quindi cruciali per la produzione di tecnologie avanzate, come magneti permanenti nei motori elettrici, batterie ricaricabili, dispositivi elettronici, pannelli solari e turbine eoliche. Con l’evoluzione della mobilità elettrica, dell’energia rinnovabile e delle tecnologie avanzate, la domanda di terre rare è in forte crescita a livello globale”

Il futuro delle REE nel Lazio e la loro potenzialità

Nel contesto del Lazio, queste risorse potrebbero svolgere un ruolo molto importante, se si riuscisse a sviluppare un’industria locale in grado di sfruttare le terre rare in modo sostenibile. secondo il geologo “Il Lazio, grazie alla sua posizione strategica, alla presenza di infrastrutture moderne e a un forte polo industriale, potrebbe diventare un hub per la produzione di questi componenti strategici”.Le opportunità di sviluppo per l’industria nel Lazio potrebbero essere molteplici. Oltre alla produzione di componenti elettronici e tecnologici, si potrebbero sviluppare anche filiere di riciclo per il recupero delle terre rare da dispositivi elettronici obsoleti, migliorando l’efficienza nell’uso di queste risorse e riducendo l’impatto ambientale legato alla loro estrazione. Inoltre, la creazione di una rete di ricerca e sviluppo, coinvolgendo università, centri di ricerca e imprese locali, potrebbe stimolare innovazione e creare nuovi settori industriali.

Esistono studi o progetti in corso nel Lazio che potrebbero portare a sviluppare l’estrazione delle terre rare in questa regione?

“Assolutamente sì, ci sono già studi e iniziative in corso che potrebbero gettare le basi per lo sviluppo dell’estrazione delle terre rare nel Lazio. Ad esempio, l’Università La Sapienza di Roma ha avviato ricerche in collaborazione con istituti internazionali per studiare i potenziali giacimenti di terre rare presenti in Italia. Questi studi si concentrano non solo sull’individuazione dei giacimenti, ma anche sul miglioramento delle tecniche di estrazione”.

Il partenariato con il CNR

Uno degli esempi più significativi è il progetto di ricerca che esplora la possibilità di sfruttare le terre rare attraverso il recupero e il riciclo da materiali elettronici usati. Questa ricerca si svolge con il CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche) e diverse aziende del settore tecnologico, con un focus particolare sul recupero di terre rare da dispositivi elettronici dismessi come smartphone, computer e apparecchiature industriali. Inoltre, ci sono iniziative a livello locale, come il progetto ‘GeoTer’, che studia i potenziali giacimenti di minerali rari nel Lazio. Questi progetti sono ancora in fase preliminare, ma sono un segnale positivo della crescente attenzione per la sostenibilità delle risorse minerarie.

Qual è, secondo lei, la prospettiva futura per le terre rare in Italia, in particolare nel Lazio? E cosa dobbiamo imparare dal loro sfruttamento? “

“Guardando al futuro, credo che il Lazio, insieme ad altre regioni italiane, abbia il potenziale per diventare un attore importante nel settore delle terre rare, se riusciremo a combinare ricerca, sostenibilità e innovazione. Ma dobbiamo considerare che ci vogliono investimenti significativi e le tecniche devono evolvere in modo che l’estrazione non danneggi ulteriormente gli ecosistemi, ma al contrario possa supportare la transizione verso un’economia più verde e circolare”.

Lo stato delle cose: terre di confine e terre rare

Nel momento in cui scriviamo ancora nessun accordo è stato sottoscritto per l’utilizzo delle terre rare come compensazione del sostegno Americano all’Ucraina. La “pace dei minerali” secondo le nuove stime potrebbe costare a Kiev 500 miliardi di euro ma le incognite sono tante: i confini delle miniere, le concessioni, lo scenario di guerra, i tempi di estrazione che si misurano in decenni. Ma Trump è un uomo d’affari e Zelensky leader di un paese in guerra che vuole far finire presto questo incubo. Alla fine, se pur tristemente, probabilmente l’accordo si troverà non su una base umanitaria, logica o giusta ma su un pugno di terra, la stessa, che da tre anni seppellisce corpi, si impregna di sangue e viene violata dal peggior aspetto dell’uomo moderno.