Roma, 800 nuovi vigili senza patente: andranno solo a piedi… fino all’esame pratico

Negli ultimi giorni, per le strade di Roma si sta assistendo a una scena insolita: gruppi di vigili urbani, a piedi, pattugliano i marciapiedi della città. Sono in tre o quattro, sempre vicini, con le cartelline sotto il braccio e il fischietto pronto all’uso. Da via del Tritone a via Cola di Rienzo, fino a viale Libia e Monteverde, i romani osservano con sorpresa e curiosità questa presenza massiccia a piedi, tanto inusuale quanto inattesa. La domanda che serpeggia è semplice: perché non sono in auto?
Roma, 800 nuovi vigili senza patente
La risposta è legata a un problema di formazione e di burocrazia. I nuovi assunti della Polizia Locale di Roma Capitale non hanno ancora conseguito la patente di guida per i mezzi di servizio. Senza l’abilitazione necessaria, i vigili non possono mettersi al volante e sono costretti a pattugliare a piedi. Una misura temporanea, ma che evidenzia lacune strutturali nella gestione delle risorse umane delle polizie locali.

Marco Milano (SULPL) Roma: “In attesa di fare guide”
“Per la prima volta – spiega Marco Milani, della Sulpl della Polizia Locale di Roma – é stato deciso di fare fare delle guide ai neoassunti, da parte di colleghi esperti, prima di fare sostenere loro l’esame di guida con personale della Prefettura. Il problema resta la mancanza di regole standard sulla formazione dei neoassunti.
Per le altre forze il corso degli allievi agenti ha una durata di sei mesi durante i quali si provvede anche a munirli di patente di servizio mentre per le Polizie Locali non esiste alcuna regola ed i tre mesi di corso di Roma, costituiscono un eccezione dal momento che in alcuni comuni si viene mandati allo sbaraglio senza un minimo di preparazione. Questo – conclude Milani – é uno dei tanti motivi che richiedono una riforma che stabilisca criteri standard per tutti i poliziotti locali d’Italia“.
Formazione insufficiente e disomogenea per i Vigili di Roma
A differenza delle altre forze dell’ordine, per i nuovi vigili urbani non esistono regole standard a livello nazionale sulla formazione. Mentre gli allievi agenti delle forze di polizia statali seguono un corso di sei mesi che include l’addestramento alla guida, per i neoassunti delle polizie locali non c’è un programma unificato. Nel caso di Roma, i nuovi agenti partecipano a un corso di formazione di tre mesi, una durata già superiore alla media nazionale, ma non sufficiente a colmare le lacune.
La patente di servizio, indispensabile per guidare i veicoli ufficiali, non viene rilasciata automaticamente. È stato deciso di introdurre, per la prima volta, un periodo di guida pratica con colleghi esperti prima dell’esame finale, supervisionato dalla Prefettura. Un passo avanti, ma che non risolve il problema di fondo: l’assenza di una normativa uniforme a livello italiano.
In molte città, infatti, i nuovi agenti vengono assegnati al servizio senza una preparazione adeguata, creando disparità operative e mettendo a rischio l’efficienza del lavoro. Roma, con il suo corso triennale e l’iniziativa delle guide pratiche, rappresenta un’eccezione virtuosa, ma insufficiente per coprire le necessità immediate della Capitale.
Una riforma necessaria
Il caso romano porta alla luce un’esigenza ormai improrogabile: una riforma organica delle polizie locali in Italia. Servono criteri standard per la formazione e per l’abilitazione alla guida, affinché i nuovi assunti possano essere operativi in tempi rapidi e con le competenze necessarie. La mancanza di regole comuni non solo penalizza i cittadini, che si trovano di fronte a servizi meno efficienti, ma mette anche gli agenti in situazioni di difficoltà operativa. Se una volta si andava in due, come carabinieri e poliziotti appiedati, oggi i vigili urbani rilanciano: tre o quattro, sempre insieme. Ma dietro questo ritorno a un pattugliamento “vecchio stile” si nasconde la necessità di un cambiamento che non può più essere rimandato.