Roma, ”Le spezziamo le ossa”: truffatori tengono in ostaggio 80enne e le portano via 3 milioni

Un copione quasi da cortometraggio. Peccato, però, che non si trattava del set di un film, ma della triste realtà che ha visto la poetessa Gemma Bracco, moglie dell’ex ministro Paolo Baratta, essere truffata da chi si è finto prima Carabiniere, poi avvocato. Una truffa a spirale, che è degenerata in una rapina violenta nell’abitazione della donna di 80 anni, che ha vissuto un pomeriggio da dimenticare. E che pensava solo di dover aiutare sua figlia in difficoltà. Perché loro l’hanno raggirata, si sono conquistati la sua fiducia e l’hanno tenuta quasi in ostaggio, tra chiamate e continue minacce, per oltre 6 ore.
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La truffa a Roma
“Si sieda perché le devo comunicare una brutta notizia”. Così ha esordito il primo interprete del copione di una truffa, con tanto di escalation, durata per oltre 6 ore il 4 ottobre scorso. I ‘protagonisti’ loro, un finto avvocato e un sedicente maresciallo dell’Arma dei Carabinieri.
Tutto è iniziato con la notizia del presunto fermo presso una caserma dei Carabinieri di Venezia della figlia della vittima, responsabile, a detta del falso sottoufficiale, dell’investimento di una donna. Dall’altro lato della cornetta, un presunto avvocato che la incalzava con la prima richiesta di denaro, pari a circa 6500 euro, destinati a tutelare la donna responsabile dell’investimento automobilistico. Se l’anziana mamma avesse versato quella somma a titolo di oblazione, nessuno avrebbe sporto querela contro la giovane. La vittima, stordita dall’ansia e dall’apprensione per la figlia, è caduta così nel tranello e ha consegnato ai truffatori la somma richiesta oltre ad alcuni monili in oro.
Ma loro non si sono certo fermati qui. Il presunto avvocato ha chiesto alla donna il numero di cellulare anticipando la chiamata di un maresciallo dei carabinieri che aveva in trattazione l’episodio. Da lì una serie di raggiri. Con tanto di chiamate e di via vai nell’appartamento della donna, che si trova in via dei Coronari, all’altezza del lungotevere Tor di Nona. Da una parte loro, con le più brutte intenzioni, dall’altra la poetessa che pur di aiutare la figlia era disposta a tutto, anche aprire la cassaforte che custodiva in casa e consegnare lingotti d’oro.
Un’escalation di truffe
E sempre con la stessa raccomandazione. La donna non doveva dire nulla agli altri membri della sua famiglia, quello era un segreto. E addirittura quando nel corso di una delle chiamate, i truffatori avevano capito che la vittima avrebbe ricevuto una visita sono riusciti a convincerla a far accomodare l’ospite al piano superiore. Nessuno doveva sapere e sospettare. I truffatori hanno tenuto impegnate tutte le linee telefoniche della donna, sia l’utenza fissa che quella mobile, con un solo obiettivo: scongiurare che la stessa potesse eventualmente contattare un familiare. E così smantellare il loro piano.
La donna, sempre convinta di aiutare sua figlia, ha riempito una borsa in tela con oggetti di argenteria patrimonio di famiglia e li ha consegnati a loro. Addirittura sotto la pioggia battente. Ha seguito le loro istruzioni, ha fatto di tutto. Senza sapere che dall’altra parte non c’erano avvocati e carabinieri, ma solo due truffatori che probabilmente avevano studiato tutto nei minimi dettagli. Registi di una realtà orribile.
La rapina violenta
Uno dei truffatori non si è limitato alle chiamate. Lui, nel tardo pomeriggio di quel terribile giorno, è entrato in casa dell’anziana e l’ha minacciata. L’ha afferrata per un braccio e le ha detto che doveva seguire i suoi ordini. Altrimenti, l’avrebbe ‘spezzata in due‘ e l’avrebbe ‘scaraventata dalla finestra’, saccheggiando cassetti e mobili.
Complessivamente i due sono riusciti a sottrarre, tra denaro in contante, monili e lingotti d’oro, circa 3.000.000 di euro.
L’arresto
E’ stata la vittima stessa a chiedere aiuto. E lo ha fatto dopo l’ultima ed estenuante chiamata quando i suoi detrattori hanno lasciato libera l’utenza mobile. Lei ha chiamato la figlia e si è resa conto di tutto. Nessun investimento, nessuna somma da pagare.
La donna ha subito contattato la Polizia e sono partite le indagini, che hanno permesso di risalire a un uomo originario dell’hinterland partenopeo, incastrato dalle immagini estrapolate dall’impianto di videosorveglianza in dotazione al palazzo. La sua fisionomia, tracciata nella banca dati delle Forze di polizia, ha restituito un primo indizio, che si è poi integrato e completato con gli ulteriori sviluppi investigativi. Proprio il telefono del truffatore, lo stesso strumento con cui è stato messo a segno il fatto, ha infatti ulteriormente incastrato l’arrestato.
L’uomo, un 35enne napoletano, ora è stato arrestato in esecuzione di un’ordinanza emessa dal Giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Roma. E dovrà rispondere di truffa e di rapina, entrambi aggravati dall’essere stati perpetrati all’interno delle sue mura domestiche. Secondo quanto ricostruito dai poliziotti, in un frangente, il 35enne avrebbe scaraventato la donna su una sedia minacciandola di tirargliela addosso. Per lui ora si sono aperte le porte del carcere, ma le indagini proseguono per individuare gli altri responsabili che lo hanno aiutato a truffare un’anziana. Che aveva creduto alle loro parole e aveva consegnato tutto quello che aveva, sacrifici di una vita pur di aiutare. O almeno, così pensava.