Roma, si fa mandare scatti hard da una 12enne: condannato maestro di musica

Roma, ingresso del Tribunale Penale di piazzale Clodio

Ha approfittato delle lezioni di musica per entrare in confidenza con la sua alunna. E, quando ha capito di essersi guadagnato la sua fiducia, l’ha tradita nel modo più ignobile, facendosi inviare delle foto hard. Niente di male se le avesse chieste a una coetanea. Ma lui, 30enne, la richiesta, divenuta poi obbligo e costrizione, l’ha fatta a un bambina di appena 12 anni. E per questo ieri l’uomo è stato condannato dal Tribunale di Roma a quattro anni di reclusione per pornografia minorile.

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Note stonate: dalle lezioni di chitarra alle richieste “particolari”

Tutto parte nel 2022, quando i genitori della ragazzina, che desidera imparare a suonare la chitarra, contattano il figlio di amici di famiglia. Il giovane si presenta bene: loro lo conoscono, ha quasi 30 anni, viene da una buona famiglia. Nessuno sospetta che, dietro la patina di bravo ragazzo, i celi un mostro. Passa poco tempo, infatti, e i normali messaggi che alunna e maestro si scambiano su Whatsapp cambiano tono. Si aggiunge anche Instagram.

E il “maestro” non parla più solo di musica. Convince infatti l’allieva a scattarsi e a inviargli delle foto intime. Lei, soggiogata, inizialmente lo fa. Poi non vorrebbe più, ma viene costretta a continuare. Ed è a qual punto che l’atteggiamento della 12enne inizia a cambiare anche in casa.

La scoperta della mamma

La mamma si accorge che il carattere della figlia è diverso, che i suoi comportamenti all’improvviso sono cambiati. E non tutto può essere attribuito all’età. Inizia a indagare, fino a scoprire quelle foto. La figlia racconta tutto e insieme si rivolgono all’avvocato Fabio Clementi del foro di Rieti. È lui che segue la bambina e la famiglia per tutto il tempo in cui gli inquirenti fanno le indagini. Fino alla conclusione e fino al processo, che si è tenuto ieri a Roma.

La condanna

Gli inquirenti hanno ricostruito la vicenda e il giudice ha riconosciuto la colpevolezza dell’uomo. La famiglia si è costituita parte civile. Il 30enne, come richiesto dal procuratore aggiunto Giovanni Conzo, è stato condannato a quattro anni di reclusione, oltre all’interdizione dai pubblici uffici, al divieto di avvicinamento dai luoghi abitualmente frequentati dai minori e a una multa di 16 mila euro.