Roma, un buco legislativo non permette di fermare il ‘gioco’ delle tre carte

Un tipico tavolo su cui si gioca con le tre carte, come i tanti attivi anche al centro di Roma

Roma, un buco legislativo non permette di fermare il ‘gioco‘ delle tre carte. Il centro storico di Roma è oggi teatro di un fenomeno illegale che continua a diffondersi, nonostante gli sforzi delle autorità. Le attività di gioco d’azzardo di strada, note come “gioco delle tre carte”, hanno trovato terreno fertile in una Capitale sempre più sotto la pressione di pratiche illecite. Un evidente vuoto normativo, che non prevede specifiche sanzioni per tali reati, ha creato condizioni favorevoli alla proliferazione di questo tipo di attività fraudolente.

Roma, la ‘denuncia’ della Polizia Locale: “C’è un buco legislativo”

Lo ha reso noto il comandante del I gruppo della Polizia locale di Roma Capitale Guido Calzia, nel corso del sopralluogo congiunto in centro storico delle commissioni capitoline Turismo e Commercio presiedute dai consiglieri Mariano Angelucci e Andrea Alemanni. “Contro il gioco delle tre campanelle o delle tre carte abbiamo fatto una serie di arresti, ma c’è un problema legato al Codice penale in cui non viene configurata questa attività come truffa. Dunque queste persone vengono sempre arrestate e poi denunciate ai piedi libero per il semplice motivo che non ci sono norme che in questo momento tutelano questo tipo di risposte da parte delle forze dell’ordine”. Il problema, ha spiegato Calzia, riguarda “gruppi di extracomunitari rumeni che fanno capannello per questo tipo di di gioco”.

Il gioco delle tre carte non si può fermare nemmeno in centro a Roma

Le operazioni condotte sul territorio evidenziano una realtà preoccupante. Le attività illegali si concentrano in zone ad alta frequentazione, in particolare nelle aree storiche e turistiche, dove il flusso costante di residenti e visitatori offre una platea ampia e facilmente raggiungibile. La scelta strategica di questi luoghi consente agli operatori di celare la natura illecita del gioco, sfruttando l’assenza di una normativa adeguata per inquadrare il reato come truffa. Di conseguenza, sebbene numerosi interventi delle forze dell’ordine abbiano portato ad arresti, l’attuale struttura del Codice penale non permette di trattenere a lungo i responsabili.

Gruppi in azione a Roma, spesso extra comunitari

Il fenomeno si caratterizza per l’organizzazione di gruppi, spesso di estrazione extracomunitaria, che si radicano in spazi pubblici per gestire le operazioni di gioco. Tali gruppi, prevalentemente di origine rumena, hanno saputo instaurare una rete operativa che sfrutta il vuoto legislativo. La mancanza di una definizione giuridica specifica rende difficile configurare il reato e, in assenza di norme chiare, gli arresti si trasformano in misure temporanee che concludono spesso con il rilascio degli imputati. Questo ciclo di arresti e assoluzioni alimenta un clima di impunità, che incoraggia la persistenza del fenomeno.

I controlli effettuati in diverse zone della Capitale hanno mostrato come il gioco delle tre carte si sia diffuso in maniera capillare. Le strade e le piazze del centro diventano scenari quotidiani in cui si alternano momenti di inganno e scommesse, mettendo in crisi il tessuto sociale e la sicurezza urbana. Le operazioni delle forze dell’ordine, pur essendo frequenti e mirate, si trovano limitate dalla mancanza di strumenti legislativi adeguati. Il contrasto a questo fenomeno, quindi, non si limita a una mera attività di repressione, ma evidenzia l’urgenza di una revisione normativa che colmi il buco attuale.

La situazione assume un rilievo ancora maggiore se si considera l’impatto sulla percezione della sicurezza da parte dei cittadini e dei turisti. Le aree storiche, simbolo della bellezza e della cultura romana, rischiano di essere contaminate da pratiche illecite che ne compromettono l’immagine. La presenza costante di attività fraudolente in luoghi così frequentati mina la fiducia nella capacità delle istituzioni di garantire un ambiente sicuro e regolamentato. L’assenza di interventi legislativi specifici contribuisce, infatti, a rendere il fenomeno un problema di ordine pubblico che si perpetua nel tempo.