Sanità Lazio, Rocca prova a smentire Mannocchi, ma i cittadini lo travolgono: “Anche noi in lista d’attesa infinita”

Il telefono che squilla a vuoto per giorni, il messaggio preregistrato che ripete sempre la stessa cosa: ‘le linee sono intasate’. E così i continui tentativi, poi finalmente la “luce”. O almeno così sembrerebbe. Qualcuno risponde dall’altra parte della cornetta e quando spieghi di dover prenotare una visita medica la risposta non pare così immediata. O meglio, per un esame urgente sembra che bisogni aspettare mesi quando ti va bene, addirittura anni quando la fortuna non gira dalla tua parte.
Ed è proprio quello che è successo alla giornalista Francesca Mannocchi, che sui social – dove è seguitissima – ha denunciato con tanto di foto della sua prescrizione medica e i codici delle risonanze che deve effettuare. La cronista ha la sclerosi multipla e ogni sei mesi deve fare la terapia di Ocrelizumab, ma prima deve sottoporsi a una serie di analisi per capire se la malattia è ferma oppure no. Una routine che conosce purtroppo bene ed esami che pensava di poter fare presto avvalendosi del sistema sanitario pubblico.

Ma all’attesa della telefonata e alla malattia terribile che ha, si è aggiunta l’attesa per poter fare quelle analisi. Il primo posto disponibile? Tra tre mesi. E in una struttura lontana da dove vive.
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Liste d’attesa infinite nel Lazio, visita a 680 euro tra pochi giorni
“Siccome pago le tasse e vivo in un paese in cui le cure sono garantite a tutti per Costituzione, mi avvalgo dei mezzi a disposizione della me cittadina e chiamo il Cup della mia regione per avere un appuntamento, la cui spesa dovrebbe essere coperta dallo Stato. Per giorni il messaggio pre-registrato mi dice che le linee sono intasate e dunque suggerisce di richiamare in un altro momento. Oggi finalmente rispondono. La prima risonanza magnetica disponibile è a luglio 2025 a Frosinone, in un’altra provincia, a 90 chilometri da casa mia. Per le due strutture dove di solito faccio le risonanze non c’è proprio disponibilità e non si sa per quanto”.
E così la giornalista ha deciso di rivolgersi al privato. “Ho chiamato la clinica dove ho fatto la prima risonanza magnetica e un po’ delle successive. Ho detto “Buongiorno ho la sclerosi multipla, l’esenzione e blablabla. So che non c’è posto per noi malati che godiamo di un diritto, ma se prenoto privatamente quanto costa e quando c’è posto?. Costa 680 euro e c’è posto dopodomani, mi hanno risposto con la cortesia che si riserva a chi paga”. Lei, che è fortunata e può pagare, ha prenotato le risonanze e dovrà sborsare quasi 700 euro di tasca sua.
Ma la domanda resta sempre una: chi non può permetterselo e deve fare i conti con una malattia, che non ha certo scelto di avere, come può fare per curarsi e avere una speranza? Il caso sollevato dalla giornalista ha suscitato indignazione, ha portato con sé un’ondata di polemica perché in tanti si sono rivisti nel suo racconto. Francesca Mannocchi ha prestato la sua voce a chi non ha tutta questa visibilità, a chi in silenzio deve combattere con un male e deve barcamenarsi in una lunga odissea fatta di attese, di telefonate senza risposta, di visite disponibili tra mesi. O tra anni.
La replica della Regione
La Regione Lazio ha replicato alla denuncia social di Francesca Mannocchi e il presidente Rocca ha spiegato che si è trattato di un ‘errore di comunicazione’. “La ricetta – dicono dalla Pisana – conteneva classe di priorità “altro”, quindi l’esame non poteva essere prenotato secondo i normali criteri di priorità e comunque non attraverso il Recup. L’assistenza sanitaria andava gestita direttamente dalla struttura sanitaria che aveva in carico la paziente, l’azienda ospedaliero-universitaria Sant’Andrea. Sulla struttura sanitaria l’Amministrazione regionale è già intervenuta per correggere l’errore”.
Poi la Regione, che ha investito ulteriori 17 milioni di euro per destinarli alle aziende sanitarie per recuperare le prestazioni non erogate nei tempi previsti, ha spiegato che quelle visite che servivano alla giornalista si possono prenotare. E in tempi, a loro detta, ridotti. Non certo a luglio o tra anni. E così ha elencato gli ospedali, gli orari, le prime disponibilità.
- Classe di priorità P (programmabile: da erogare entro 120 giorni):
Villa Betania (Roma) – Risonanza magnetica encefalo e tronco encefalico senza e con mezzo di contrasto – Prima disponibilità venerdì 23 maggio 2025 ore 8. Ulteriore disponibilità giovedì 29 maggio ore 19:30;
Poliambulatorio Policlinico Di Liegro (Roma) – Risonanza magnetica del rachide cervicale senza e con mezzo di contrasto – Prima disponibilità martedì 27 maggio 2025 ore 16 (tre disponibilità nello stesso giorno);
Poliambulatorio Policlinico Di Liegro (Roma) – Risonanza magnetica del rachide dorsale senza e con mezzo di contrasto – Prima disponibilità giovedì 29 maggio 2025 ore 14.
- Classe di priorità D (differibile: da erogare 60 giorni per la diagnostica):
Poliambulatorio Policlinico Di Liegro (Roma) – Risonanza magnetica del rachide cervicale senza e con mezzo di contrasto – Martedì 27 maggio 2025 ore 16. Ulteriori disponibilità alle ore 16:30 e alle ore 17;
Studio Polispecialistico Nomentano – Risonanza magnetica del rachide cervicale senza e con mezzo di contrasto – Prima disponibilità mercoledì 11 giugno 2025 ore 13:30. Ulteriori disponibilità alle ore 13:50 e venerdì 13 giugno 2025 alle 11:10.
- Classe di priorità B (breve: da erogare entro 10 giorni):
Policlinico Casilino (Roma) – Risonanza magnetica del rachide cervicale senza e con mezzo di contrasto – Prima disponibilità 3 aprile 2025 ore 15:40;
Policlinico Casilino (Roma) – Risonanza magnetica del rachide dorsale senza e con mezzo di contrasto – Prima disponibilità 3 aprile 2025 ore 15:40.
I numeri di Rocca e…la realtà diversa dei cittadini
Il presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, poche settimane fa in conferenza stampa aveva presentato la sanità del Lazio come ‘eccezionale‘. Un settore, quello della sanità, che per lui è un fiore all’occhiello.
Un settore che ha sempre voluto tenere stretto, di cui non ha ceduto il controllo neanche quando la lotta per le poltrone rischiava di far sciogliere e scricchiolare il collante che teneva unita la maggioranza. Secondo i dati forniti dal Presidente della Regione, infatti, dal 1° gennaio 2025, il 95,7% delle visite è stato prenotato entro i tempi di garanzia previsti dalla legge, con una riduzione media dei tempi di attesa del 70%, passando da 31 giorni nel 2023 a soli 9 giorni nel 2025. In più, grazie al sistema informativo digitale le liste d’attesa chirurgiche sono state ridotte del 62,5% per le posizioni in lista d’attesa, passando da 125.231 a 46.992 in un anno.
Da una parte i suoi numeri fatti passare per trionfo. Dall’altra quella realtà raccontata dai cittadini, che sembra diversa e che non pare combaciare con quelle dichiarazioni fatte in pompa magna. Mesi di attesa, visite disponibili tra anni. E liste infinite per chi vorrebbe curarsi nella sanità pubblica. E così prenotare un esame specialistico si trasforma in un incubo. Tra continue chiamate e quei messaggi che invitano a riprovare. Per una visita angiologica nel Lazio il primo appuntamento disponibile è a novembre, per un paziente di 87 anni. Per una visita neurologica, invece, si finisce addirittura nel 2026 e per prenotare un appuntamento bisogna richiamare tra 6 mesi perché ora l’agenda non è disponibile.
Curarsi è un privilegio?
Secondo Federconsumatori, in Italia circa 4,5 milioni di cittadini rinunciano alle cure e in questo c’entrano i tempi di attesa: tre mesi in media per una visita gastroenterologica urgente, nove mesi per una prima visita cardiologica da eseguire entro 30 giorni. E addirittura due mesi per un appuntamento dal neurologo. Ovviamente tutto cambia in intramoenia, quando le porte si spalancano subito e gli appuntamenti si ottengono nel giro di pochi giorni.
Nulla di non già visto per molti, nessuna eccezionalità e nessuno scandalo. Sembrano tantissimi, infatti, gli italiani che ogni giorno devono fare i conti con tutto questo. Francesca Mannocchi, che ieri sui social ha raccontato la sua odissea, pare essere solo una tra tante. E la domanda ritorna: curarsi è un privilegio o dovrebbe essere concesso a tutti perchè, come dice la Costituzione, la Repubblica deve tutelare la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività?
“Il tema delle liste d’attesa non è solo al centro della mia agenda: è una priorità assoluta – ha detto Rocca – Abbiamo raggiunto un livello di rispetto dei tempi che si avvicina al 96%, ma è proprio su quel 4% residuo che si concentra il mio impegno più profondo. Perché in quel 4% ci sono storie, persone, sofferenze. Non avrò pace finché la sanità pubblica del Lazio non garantirà a tutti, davvero a tutti, il diritto di essere curati senza sentirsi lasciati indietro”.
Ci sarà davvero l’abbattimento delle liste d’attesa, che tanto dicono? Ora il caso è scoppiato perché a portarlo alla luce è stata una giornalista. Ma cosa succede quando chi è malato o ha semplicemente bisogno di un esame o una visita non è un personaggio pubblico e non ha tutta questa visibilità? E come esseri certi che l‘errore di comunicazione, di cui parla Rocca, non si ripeterà più? Tra un errore e l’altro, a rimetterci sembrano sempre i pazienti. In tempo e soldi.