Teatro dell’Opera, la Corte dei Conti boccia la gestione

Roma, il teatro dell'Opera

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Ecco il dossier della magistratura contabile: indebitamento fuori controllo e appalti privi dei requisiti di trasparenza

Come abbiamo visto nella prima puntata, il Teatro dell’Opera di Roma nasconde nelle pieghe del suo ultimo bilancio (2023) evidenti segni di criticità che né il sindaco, Roberto Gualtieri, né gli altri soci, presenti nel comitato d’indirizzo, hanno voluto evidenziare. Lanciando invece una ingiustificabile operazione di «mascheramento», peraltro già sconfessato da un’analisi dettagliata della Corte dei Conti del Lazio, relativa al bilancio del 2021, in cui veniva evidenziata una serie di problematiche strutturali che vanno dall’indebitamento cronico alla quasi totale dipendenza dai fondi pubblici, fino a una gestione poco trasparente degli appalti. 

Sebbene alcuni indicatori abbiano mostrato lievi segnali di miglioramento nel tempo, l’Opera di Roma – alla luce di quel dossier – è da considerarsi ancora lontana da una stabilità finanziaria duratura esponendosi a potenziali rischi di collasso economico se non verranno attuati interventi radicali.

Un indebitamento fuori controllo

Uno degli aspetti più preoccupanti, messi in luce dalla relazione della Corte dei Conti, riguarda il debito complessivo, che supera i 40 milioni di euro. Di questa cifra, oltre 20 milioni sono dovuti al Ministero dell’Economia e delle Finanze per un finanziamento ricevuto nel 2015. Sebbene nel 2021 sia stato registrato un lieve decremento del 5,3%, questa riduzione è marginale e non incide sulla struttura economica dell’ente. Il rischio di liquidità rimane una minaccia concreta, come evidenziato anche nel nostro precedente articolo, tale da spingere i giudici contabili a suggerire un monitoraggio costante per evitare il peggioramento della situazione.

Inoltre, la Fondazione continua a mostrare difficoltà nel reperire risorse per sostenere la sua attività ordinaria senza l’intervento costante di finanziamenti statali. La mancanza di strategie per migliorare il flusso di cassa e ridurre la dipendenza dai fondi pubblici mette l’ente in una posizione di vulnerabilità, con prospettive di peggioramento nel medio periodo.

La dipendenza dai fondi pubblici

Il Teatro dell’Opera di Roma copre il 91% dei suoi costi grazie ai contributi statali e comunali, dimostrando una scarsa capacità di generare entrate proprie attraverso la vendita di biglietti, sponsorizzazioni o attività collaterali. Se da un lato i finanziamenti pubblici sono aumentati del 9,4% rispetto all’anno precedente, dall’altro i contributi privati hanno subito un calo significativo (il riferimento è sempre all’anno 2021, quello analizzato dall’ultima relazione della Corte dei Conti del Lazio). Gli sponsor hanno ridotto il loro sostegno del 53,8%, mentre le donazioni da parte di soggetti privati sono diminuite del 5,2%.

Questo trend suggerisce una crescente difficoltà dell’ente nel coinvolgere investitori esterni, rendendolo sempre più dipendente dalla spesa pubblica. La mancanza di un piano di diversificazione delle entrate rappresenta un rischio ulteriore, poiché eventuali tagli ai contributi statali potrebbero mettere in discussione la tenuta economica della Fondazione. La riduzione delle sponsorizzazioni private, unita alla scarsa redditività della biglietteria, dimostra l’incapacità della Fondazione di valorizzare adeguatamente la propria offerta artistica e di creare sinergie con il settore imprenditoriale.

La gestione opaca degli appalti

La gestione degli appalti e delle forniture solleva numerosi interrogativi. Il 78% delle procedure di affidamento nel 2021 è avvenuto senza alcuna competizione, attraverso assegnazioni dirette. Questa prassi non solo riduce la trasparenza nella gestione delle risorse, ma aumenta il rischio di sprechi e costi elevati. Secondo il rapporto della Corte dei Conti, gran parte di questi affidamenti diretti riguardano servizi essenziali per la produzione artistica, segnalando una carenza di pianificazione nelle gare pubbliche. L’assenza di concorrenza tra i fornitori limita la possibilità di ottenere prezzi più vantaggiosi e prestazioni di qualità superiore.

A ciò si aggiunge la fragilità patrimoniale della Fondazione: il suo patrimonio netto, pur in leggero aumento del 3%, rimane inferiore di 9,9 milioni di euro rispetto al valore degli immobili in comodato d’uso dal Comune di Roma, segnalando una situazione di precarietà che potrebbe aggravarsi nei prossimi anni in assenza di misure correttive. La tendenza a evitare bandi di gara e a procedere con affidamenti diretti evidenzia una gestione poco efficiente delle risorse e pone interrogativi sulla trasparenza dell’ente.

Costi del personale insostenibili

Il costo del personale rappresenta un ulteriore problema strutturale. Attualmente, esso assorbe il 65% delle spese totali, una percentuale elevata che grava pesantemente sui conti dell’ente. Nonostante una parziale riduzione delle spese per il personale a tempo determinato, il costo complessivo resta eccessivo rispetto alle capacità di autofinanziamento della Fondazione. A questo si aggiunge un debito fiscale di 10 milioni di euro, accumulato a seguito del mancato versamento delle ritenute IRPEF tra il 2015 e il 2016.

Solo nel 2021 la Fondazione ha trovato una parziale soluzione con un accordo di transazione con l’Agenzia delle Entrate, ma il peso di questa esposizione fiscale continua a rappresentare un grave ostacolo per il risanamento finanziario dell’ente. Inoltre, il rischio di nuove controversie legali, sia sul fronte fiscale che giuslavoristico, è concreto e potrebbe comportare ulteriori aggravi economici. L’elevata incidenza dei costi del personale sulla spesa complessiva dimostra come il bilancio della Fondazione sia sbilanciato e necessiti di una razionalizzazione più incisiva per garantire un equilibrio finanziario.

Governance e responsabilità politiche

Oltre agli aspetti finanziari, la gestione complessiva del Teatro pone interrogativi sulla sua governance. La figura del sindaco Roberto Gualtieri, in qualità di presidente del Comitato di indirizzo della Fondazione, non può esimersi dall’assumere un ruolo attivo nel rilancio dell’ente. Se da un lato il sostegno pubblico ha permesso al Teatro di mantenere viva la propria attività artistica, dall’altro manca un piano strategico per ridurre la dipendenza dai finanziamenti pubblici e migliorare la sostenibilità finanziaria. L’assenza di una visione a lungo termine e la mancata implementazione di riforme strutturali lasciano il Teatro dell’Opera di Roma esposto a ulteriori difficoltà economiche, con il rischio che le criticità attuali si trasformino in una crisi irreversibile. L’incapacità della governance di adottare misure strutturali concrete rischia di compromettere la continuità dell’ente, trasformando il problema finanziario in una crisi gestionale di più ampia portata.

Conclusione

L’analisi della Corte dei Conti fornisce un quadro chiaro: il Teatro dell’Opera di Roma continua a essere un ente finanziariamente fragile, caratterizzato da un’elevata esposizione debitoria, una gestione poco efficiente delle risorse e una totale dipendenza dai contributi statali. Senza una riforma incisiva della governance e una revisione del modello economico, il rischio di peggioramento è più che concreto. È necessario un intervento immediato per garantire la continuità delle attività culturali e la sopravvivenza stessa della Fondazione. In caso contrario, il Teatro potrebbe trovarsi presto di fronte a un punto di non ritorno, con ripercussioni non solo per il personale e i fornitori, ma per l’intero panorama culturale della città di Roma.